Galaxy 999 Intercity

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Siamo onesti: le persone che scrivono sono di due tipi: i geni e coloro che premono i tasti. Io non ce la posso fare: sto tra i secondi. I miei scritti infatti devono essere così noiosi e soporiferi che non mi stupirebbe sapere che li si leggono in qualche gruppo anonimo come rimedio contro l’insonnia (!). Ma lascio ai vostri commenti l’ultima parola.

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Come mi vorresti?! Vediamo un po’!

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“Sono molte coloro che desiderano avere un marito, e tuttavia non riescono nell’impresa. Sai perché? Perché lei dice: voglio un uomo saggio, ma tu sei una pazza: non può funzionare, la pazza sta bene con il pazzo. Come lo vorresti questo marito? Vuoi un marcantonio, ma sei minuta: non va bene. Magari egli è di un paese in cui gli uomini sposano donne alte. Ci fu una volta una tale che voleva per marito un tal ragazzo, e voleva incontrarlo; le di lui sorelle la accompagnarono in modo che lui incontrasse la fanciulla; già scalzo, egli era altissimo, e lei invece piccolina piccolina. Infine le fu detto: lui ti piace? Oh sì che mi piace! Ma il ragazzo vedendo lei così mingherlina disse: ma tu non piaci a me. O quanto le stette bene! Ma ora riprendiamo il discorso.

Come vuoi che sia fatto questo marito? Lo voglio onesto, e tu sei disonesta. Ancora non sta bene. Quindi come vuoi che sia fatto questo marito? Lo vuoi morigerato, e tu sei immodesta. Non l’avrai. O ancora come vuoi che sia fatto questo marito? Non voglio che sia goloso, e tu stai sempre a ingozzarti. Non sta bene. Come lo vorresti? Lo vuoi di buona volontà, e tu sei una perdi giorno. Come lo vuoi? Lo vuoi mite, e tu urleresti a una pagliuzza che ti intralciasse il cammino. Come lo vuoi? Voglio che sia rispettoso, e tu non rispetti né padre, né madre né alcuna persona: non te lo meriti. Come lo vuoi fatto? Io voglio che sia un tacchino, e tu sei una gallina.”

Da una novelletta di San Bernardino da Siena

“È un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.” (San Pietro Crisologo)

Principe di Terra Riarsa


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Lettera di Santa Gianna Beretta Molla scritta al marito pochi giorni prima del matrimonio

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Carissimo Pietro,

ti aspettavo e già ero in pensiero temendo ti fosse accaduto qualcosa, ma la tua telefonata mi ha tranquillizzata. Pietro mio, tu sai che gioia è per me vederti e poter stare in tua compagnia e quando motivi più che giusti alle volte non lo permettono, anche se la ragione dice è giusto e opportuno fare così, il cuore protesta e così, questa sera, per far passare il così detto magone, ti scrivo.

Pietro carissimo, vorrei tu mi sentissi tanto vicina in questi giorni, perché non puoi immaginare quello che provo nel saperti in viaggio e così lontano. Dirai che esagero, ma è proprio così. Sei il mio Pietro, mi sento ormai un’anima e un cuor solo con te. Sei buono, caro, mi vuoi tanto bene ed anch’io te ne voglio tanto tanto, le tue gioie sono anche le mie e così pure tutto ciò che ti preoccupa e addolora, preoccupa e addolora anche me.

Quando penso al nostro grande amore reciproco, non faccio che ringraziare il Signore. È proprio vero che l’amore è il sentimento più bello che il Signore ha posto nell’animo degli uomini. E noi ci vorremo sempre bene, come ora, Pietro.

Mancano solo venti giorni e poi sono Gianna Molla! Che diresti se, per prepararci spiritualmente a ricevere questo Sacramento, facessimo un triduo? Nei giorni 21-22-23 S. Messa e S. Comunione, tu a Ponte Nuovo, io nel Santuario dell’Assunta. La Madonna unirà le nostre preghiere, desideri, e poiché l’unione fa la forza, Gesù non può non ascoltarci ed aiutarci.

Sono certa che dirai di sì, e ti ringrazio. Se ti fa piacere pensa che il prossimo viaggio ti sono proprio vicina e ti dirò a voce tante e tante volte, fino a stancarti, che sei tutta la mia vita.

Grazie mille, Pietro, per la magnifica casetta che mi hai preparato. Più bella di così non potevo desiderarla. Ora tocca a me ricompensarti col rendertela sempre dolce ed accogliente.

Buon viaggio, Pietro carissimo e non perdere il treno domenica prossima!

Bacioni, tua

Gianna

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La dichiarazione d’Amore tra Giuda Ben-Hur ed Ester (da Ben-Hur)

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Gerusalemme, 33 ~ 40 d.C.

L’Amore unisce il tempo di due vite col filo rosso di una promessa: la fedeltà e la consegna intatta della propria totalità sia interiore che fisica.

Il principe Giuda Ben-Hur, capo di una delle più grandi famiglie della Giudea, conosce Ester sin da bambino, ma a motivo degli anni trascorsi dal loro ultimo incontro egli ignora sia la donna che Ester è diventata sia che lei lo ama da sempre. Un giorno, Simonide, fedele amico e agente dei commerci del casato degli Hur nonché padre di Ester, domanda al principe Ben-Hur il consenso alle nozze della bella e giovane figlia, nozze che per la grande stima che prova verso Simonide, Ben-Hur approva con grande gioia.

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